CPR di Torino: limitare l’accesso significa impedire la verifica del rispetto dei diritti e della dignità delle persone
Comunicato stampa
La Commissione della Camera Penale denuncia l’esclusione delle aree di pernottamento e mensa dalla visita del 25 settembre 2026.
Una delegazione della Commissione Carcere e Sorveglianza della Camera Penale “Vittorio Chiusano” del Piemonte Occidentale e Valle d’Aosta, composta dagli avvocati Roberto Capra, Emilia Rossi, Matteo Ferrione, Elisa Costanzo, Benedetta Perego, ha effettuato oggi una visita di follow-up al CPR di Torino che seguiva quella condotta il 22 luglio 2025.
In realtà si è trattato di un tentativo di visita poiché, diversamente da quanto accaduto l’anno scorso, la Prefettura di Torino ha autorizzato l’accesso ai soli ‘spazi comuni’, in conformità a una non meglio specificata direttiva del Ministero dell’Interno. Quello che ha reso sorprendente e del tutto innovativo il limite formulato è che per ‘spazi comuni’ sono stati intesi i soli spazi esterni ai moduli abitativi e alle recinzioni entro cui essi sono collocati.
Pertanto, su disposizione della Prefettura, ribadita anche telefonicamente, la delegazione dei penalisti torinesi ha potuto esclusivamente transitare lungo le recinzioni perimetrali delle aree abitative senza poter entrare negli ambienti in cui svolge la vita in comune delle persone trattenute, fra cui la sala mensa e l’area esterna (cortile) compresa tra la recinzione e il modulo abitativo.
Si è trattato, dunque, di un vero e proprio divieto d’accesso agli ambienti e ai locali nei quali si svolge la vita dei cittadini stranieri trattenuti per il rimpatrio; un divieto mai opposto in vent’anni, almeno, di visite di avvocati delle camere penali nelle strutture adibite alla detenzione amministrativa e tantomeno in quella condotta nel luglio dello scorso anno, durante la quale l’ampia delegazione di penalisti, integrata anche da componenti della Commissione CPR dell’Unione delle Camere Penali, ha potuto visitare ogni luogo e parlare liberamente con le persone incontrate.
Non si tratta di un dettaglio organizzativo: limitare l’accesso ai soli spazi comuni esterni, escludendo i luoghi in cui vivono quotidianamente le persone trattenute, significa impedire il controllo proprio delle condizioni materiali e personali del trattenimento.
Significa voler mantenere nell’opacità luoghi, fatti e dati che a norma di legge devono essere sottoposti al controllo e alla vigilanza di autorità indipendenti e soggetti che svolgono funzioni di tutela dei diritti delle persone quali sono innanzitutto, in ogni ordinamento democratico, gli avvocati.
Inoltre, il limite opposto risulta anche debole sul piano della legittimità, considerato che contrasta con le norme che garantiscono diritti e libertà delle persone trattenute e con quelle che disciplinano l’accesso ai centri per il rimpatrio, compresa la nota ‘Direttiva Lamorgese’ del 19 maggio 2022 che integra il regolamento generale dei CPR, ancora non assurto a norma di rango primario.
Di quanto accaduto, dell’ancoramento normativo che legittimerebbe il limite opposto all’accesso della delegazione e delle ragioni che l’hanno improvvisamente motivato, questa Commissione chiederà conto e chiarimento al Dipartimento competente del Ministero dell’Interno.
Nel frattempo, si vuole rendere pubblica la straordinarietà del fatto: un apparato amministrativo dello Stato che impedisce ad avvocati, cioè ai tutori della legalità e dei diritti di tutti, di rivolgere lo sguardo lì dove lo Stato esercita la sua forza restrittiva, come se la trasparenza fosse un ostacolo alla sicurezza, anziché una garanzia di democrazia. Di una democrazia in salute, che non ha timore di una pluralità di sguardi, anche sui suoi lati più oscuri.
Torino, 25 settembre 2026
La Commissione Carcere e Sorveglianza
Comunicato stampa
La Commissione della Camera Penale denuncia l’esclusione delle aree di pernottamento e mensa dalla visita del 25 settembre 2026.
Una delegazione della Commissione Carcere e Sorveglianza della Camera Penale “Vittorio Chiusano” del Piemonte Occidentale e Valle d’Aosta, composta dagli avvocati Roberto Capra, Emilia Rossi, Matteo Ferrione, Elisa Costanzo, Benedetta Perego, ha effettuato oggi una visita di follow-up al CPR di Torino che seguiva quella condotta il 22 luglio 2025.
In realtà si è trattato di un tentativo di visita poiché, diversamente da quanto accaduto l’anno scorso, la Prefettura di Torino ha autorizzato l’accesso ai soli ‘spazi comuni’, in conformità a una non meglio specificata direttiva del Ministero dell’Interno. Quello che ha reso sorprendente e del tutto innovativo il limite formulato è che per ‘spazi comuni’ sono stati intesi i soli spazi esterni ai moduli abitativi e alle recinzioni entro cui essi sono collocati.
Pertanto, su disposizione della Prefettura, ribadita anche telefonicamente, la delegazione dei penalisti torinesi ha potuto esclusivamente transitare lungo le recinzioni perimetrali delle aree abitative senza poter entrare negli ambienti in cui svolge la vita in comune delle persone trattenute, fra cui la sala mensa e l’area esterna (cortile) compresa tra la recinzione e il modulo abitativo.
Si è trattato, dunque, di un vero e proprio divieto d’accesso agli ambienti e ai locali nei quali si svolge la vita dei cittadini stranieri trattenuti per il rimpatrio; un divieto mai opposto in vent’anni, almeno, di visite di avvocati delle camere penali nelle strutture adibite alla detenzione amministrativa e tantomeno in quella condotta nel luglio dello scorso anno, durante la quale l’ampia delegazione di penalisti, integrata anche da componenti della Commissione CPR dell’Unione delle Camere Penali, ha potuto visitare ogni luogo e parlare liberamente con le persone incontrate.
Non si tratta di un dettaglio organizzativo: limitare l’accesso ai soli spazi comuni esterni, escludendo i luoghi in cui vivono quotidianamente le persone trattenute, significa impedire il controllo proprio delle condizioni materiali e personali del trattenimento.
Significa voler mantenere nell’opacità luoghi, fatti e dati che a norma di legge devono essere sottoposti al controllo e alla vigilanza di autorità indipendenti e soggetti che svolgono funzioni di tutela dei diritti delle persone quali sono innanzitutto, in ogni ordinamento democratico, gli avvocati.
Inoltre, il limite opposto risulta anche debole sul piano della legittimità, considerato che contrasta con le norme che garantiscono diritti e libertà delle persone trattenute e con quelle che disciplinano l’accesso ai centri per il rimpatrio, compresa la nota ‘Direttiva Lamorgese’ del 19 maggio 2022 che integra il regolamento generale dei CPR, ancora non assurto a norma di rango primario.
Di quanto accaduto, dell’ancoramento normativo che legittimerebbe il limite opposto all’accesso della delegazione e delle ragioni che l’hanno improvvisamente motivato, questa Commissione chiederà conto e chiarimento al Dipartimento competente del Ministero dell’Interno.
Nel frattempo, si vuole rendere pubblica la straordinarietà del fatto: un apparato amministrativo dello Stato che impedisce ad avvocati, cioè ai tutori della legalità e dei diritti di tutti, di rivolgere lo sguardo lì dove lo Stato esercita la sua forza restrittiva, come se la trasparenza fosse un ostacolo alla sicurezza, anziché una garanzia di democrazia. Di una democrazia in salute, che non ha timore di una pluralità di sguardi, anche sui suoi lati più oscuri.
Torino, 25 settembre 2026
La Commissione Carcere e Sorveglianza