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La Camera Penale Vittorio Chiusano esprime la propria solidarietà ai colleghi di Roma condividendone in toto il comunicato, che alleghiamo, con il quale denunciano l’introduzione, per ragioni pretestuose e strumentali, nel sistema giuridico italiano di un nuovo modello di processo, non previsto dal codice di procedura penale, nel quale l’imputato è da un lato separato dal suo difensore e dall’altro relegato in una posizione marginale, lontana dal processo che si sta celebrando a suo carico.

Il Tribunale di Roma, nell’ambito del processo comunemente denominato “Mafia Capitale” ha non solo stabilito un calendario di udienze incompatibile con le esigenze di accurato studio degli atti precedenti al fine di garantire il più efficace esercizio del diritto di difesa ma, cosa ancor più grave, sancito le modalità di partecipazione degli imputati detenuti tramite “videoconferenza”  dalle varie carceri sparse per la penisola.   

E’ uno schema processuale che i penalisti non possono accettare e che manifesta il fastidio di una parte della magistratura per il processo di stampo accusatorio, mal celato dietro insussistenti ragioni “di sicurezza”.

La condivisibile esigenza di contenere i tempi processuali (principio, lo si ricorda, a tutela del cittadino imputato, non contro di esso) non può prevalere sulla celebrazione di un processo in cui vengano rispettate le garanzie difensive.

Da un processo ingiusto non possono che provenire decisioni ingiuste.

Il direttivo della Camera Penale Vittorio Chiusano